lunedì, ottobre 10, 2016

MIODESOPSIE: IL MISTERO DEI STRANI CORPI VOLANTI

Miodesopsie

A voi non è mai successo di vedere degli strani corpi vermiformi ai lati degli occhi? Simili a vermi, oppure fili di polvere… Hanno varie forme e dimensioni… E c’è una spiegazione: Sono Miodesopsie!

Le miodesopsie (dal greco myodes=’simile a mosche’ e òpsis=’visione’) o mosche volanti sono dovute a una non perfetta trasparenza del corpo vitreo. Infatti, addensamenti del liquido che riempie il bulbo oculare proiettano delle ombre mobili sulla retina e, quindi, si presentano nel campo visivo.

Sono comuni in molte persone ma bisogna tuttavia distinguere un fenomeno fisiologico (molte persone vedono corpi mobili ma non presentano alcuna patologia oculare) da fenomeni patologici: il corpo vitreo forma al proprio interno dei detriti proteici che, talvolta, possono essere dovuti a un distacco posteriore del vitreo stesso o, nel caso peggiore, a un distacco di retina.

La trasparenza del corpo vitreo si può ridurre anche a causa dell’invecchiamento o di vizi refrattivi come la miopia.

Descrizione:

Il corpo vitreo costituisce oltre la metà dell’intero volume dell’occhio, situato tra il cristallino e la retina, formato da una sostanza acquosa detta "Umor Vitreo", sostenuta da fibrille vitreali formate essenzialmente da collagene, acido ialuronico e altre proteine solubili in mezzo acquoso.

Quando si osserva un oggetto la luce viene messa a fuoco dal cristallino e – dopo aver attraversato il corpo vitreo – viene creata un’immagine speculare sulla retina. Il corpo vitreo dovrebbe essere perfettamente trasparente per garantire una visione nitida; tuttavia, piccole imperfezioni sono sempre presenti anche se non sono normalmente visibili grazie ad operazioni di compensazione e assuefazione del cervello.

A causa dell’invecchiamento naturale (o di altre concause come la miopia) le fibrille che sostengono l’umor vitreo possono collassare e liquefarsi, creando quindi dei corpi opachi liberi di muoversi all’interno dell’occhio. Poiché tali corpi non sono perfettamente trasparenti proiettano dei coni d’ombra sulla retina al passaggio della luce: sono visibili a chi soffre di miodesopsie come oggetti eterei in movimento nel campo visivo, simili appunto a delle mosche volanti, a dei fili o a delle ragnatele.

Questi oggetti sono particolarmente evidenti facendo operazioni di ricerca e fissando lo sguardo su un fondo omogeneo e luminoso, come ad esempio un cielo azzurro o un monitor da computer con uno sfondo chiaro, oppure, tenendo ferma la testa, guardando in alto e in basso.

Questo causa un mescolamento dell’Umor vitreo e rende assai visibili questi oggetti. La forma e la quantità di queste ombre varia da soggetto a soggetto; le loro dimensioni variano molto: da piccoli puntini appena osservabili fino a macchie che si estendono per l’intero campo visivo.

Cause:

In letteratura le miodesopsie sono considerate difetti secondari della vista e non una malattia; tuttavia, la letteratura considera l’insorgenza di miodesopsie perfettamente nella norma per una popolazione tra i 50 e i 60 anni, mentre si sta recentemente evidenziando come le miodesopsie stiano colpendo giovani tra i 20 e i 30 anni. Ad oggi le cause non sono ancora del tutto note.

Le miodesopsie sono spesso associate al distacco del vitreo, al distacco della retina o ad effetti collaterali di operazioni chirurgiche, come ad esempio la rimozione del cristallino affetto da cataratta. In questo caso sono anche visibili lampi di luce al buio che sono causati dalle sollecitazioni meccaniche compiute dal corpo vitreo distaccato contro la retina; ciò può portare a lesioni o al distacco della retina con conseguenze gravi per la vista, inclusa anche la cecità. Un esame oculistico è fortemente raccomandato in tutti questi casi.

Cure

Ad oggi non esistono cure farmacologiche per eliminare il problema. Tentativi (che possono comportare anche serie complicanze) sono stati fatti con particolari tipi di laser oppure con la chirurgia mini-invasiva, quando l’entità dei corpi mobili è tale da oscurare in modo persistente e duraturo la vista.

È auspicabile che il paziente confidi nella sue capacità di adattamento: può vedere attraverso gli ampi spazi lasciati dai corpi mobili.

In letteratura si legge di persone che col tempo (mesi od anni) hanno imparato ad ignorare quasi completamente le miodesopsie mentre altre hanno visto aggravare la loro condizione. A volte chi ne è affetto, sebbene in condizioni normali abbia una vista buona, tende a ricercare con ossessione di vedere le proprie miodesopsie amplificando di fatto il problema a livello psicologico.

In alcune situazioni l’impossibilità di osservare attraverso le miodesopsie, apparendo esse opache, può rappresentare la presenza di coaguli ematici.

Medici oculisti spesso prescrivono integratori alimentari specifici, consigliano di ignorare il problema, condurre una vita regolare e bere molta acqua. L’efficacia degli integratori alimentari è da verificare, è altamente improbabile che possano raggiungere o solo influire sull’evoluzione del vitreo.

Verosimilmente potrebbero però riequilibrare alcune lievi situazioni di disidratazione e alterazione dei sali minerali dell’organismo. Inoltre, una buona alimentazione ricca di vitamine, frutta, verdura, liquidi è di fondamentale importanza, specie durante la stagione calda, per prevenire alterazioni vitreali.

Un semplice accorgimento che non risolve affatto il disturbo ma può renderlo molto meno fastidioso per il paziente consiste nell’indossare occhiali da sole con lenti larghe e molto scure, eventualmente a specchio, soprattutto nelle giornate luminose: il numero e l’intensità delle miodesopsie nel campo visivo appariranno notevolmente ridotti.


domenica, ottobre 09, 2016

IL MATERIALE BIOLOGICO PIÙ RESISTENTE: LA SETA DEL RAGNO DELLA CORTECCIA DI DARWIN

Trovato il materiale biologico più resistente: la seta del ragno
della corteccia di Darwin

LIVORNO. È pubblicato lo studio “Bioprospecting Finds the Toughest Biological Material: Extraordinary Silk from a Giant Riverine Orb Spider” frutto del lavoro di ricerca svolto tra il marzo 2008 e l’aprile 2010 in due aree forestali, la riserva speciale di Perinet e quella forestale di Mantadia, del Parco Nazionale di Andasibe-Mantadia, nella provincia di Toamasina, nel Madagascar Orientale.

Ingi Agnarsson, del dipartimento di biologia dell’Università di Puerto Rico, Matjaž Kuntner, dell’Istituto di biologia dell’Accademia delle Scienze della Slovenia, del Dipartimento di biologia e Integrated Bioscience Program dell’Università di Akron - Ohio(USA), sono partiti da una constatazione: le tele di ragno sono una combinazione di resistenza ed elasticità, le sete di ragno sono estremamente “dure” ma sono anche in grado di assorbire una forte energia cinetica prima della rottura.


Secondo i ricercatori, «La seta di ragno è quindi un polimero modello per lo sviluppo di fibre ad alte prestazioni biomimetiche».

Il “forziere” da cui attingere è enorme: attualmente sono descritte oltre 41.000 specie di ragni, la maggior parte delle quali produce diversi tipi di seta.


«Così abbiamo a disposizione circa più di 200.000 sete uniche che possa coprire una sorprendente ampiezza di proprietà di materiali – spiegano i ricercatori – finora, tuttavia, sono state caratterizzate solo le sete di poche decine di specie, la maggior parte scelte a casaccio come organismi modello (Nephila), o semplicemente dai giardini dei ricercatori.

Possiamo limitarci al “blindly fishing” nel tentativo di scoprire sete straordinarie? Oppure, gli scienziati potrebbero usare l’ecologia per prevedere quali specie possono filare delle sete che mostrano proprietà e prestazioni eccezionali?».

I tre ricercatori hanno scelto la strada dell’ecologia sul campo ed hanno realizzato una scoperta notevole che potrebbe essere solo il prodromo per altre ancora più eccezionali: «Abbiamo esaminato le proprietà biomeccaniche della seta prodotta dal ragno della corteccia di Darwin malgascio (Caerostris darwini), per il quale avevamo previsto la produzione di una seta eccezionale in base alla sua tela stupefacente».


 Infatti questa specie di ragno scoperta solo nel 2009 proprio dai tre ricercatori, costruisce una tela gigante globulare che arriva fino a 2,8 m2 sospesa sopra torrenti, fiumi e laghi. Costruisce la rete a substrati su ogni riva del fiume con punti di ancoraggio che arrivano anche fino a 25 metri dal centro della tela.

La seta filata da questo ragno del Madagascar deve quindi sopportare forze enormi e presenta una straordinaria combinazione di alta resistenza ed elasticità precedentemente sconosciuta per la seta di ragno: 350 MJ/m3 in media con campioni di seta che raggiungono i 520 MJ/m3.

Quindi, la tela del Caerostris darwini è due volte più “dura” rispetto a qualsiasi seta descritto in precedenza, e assorbe oltre 10 volte più energia cinetica del Kevlar, ed anche la seta della parte centrale della tela è altrettanto resistente.

I ricercatori spiegano che il Caerostris darwini produce il più resistente biomateriale conosciuto fino questo momento.


Ipotizziamo che questa “durezza” straordinaria si sia co-evoluta con l’ecologia e l’architettura insolita della tela di questi ragni , diminuendo il rischio di rottura dei fli-ponte e di crollo della tela nel fiume.

Questa ipotesi prevede che il rapido cambiamento nelle proprietà del materiale della seta si sia co-verificato attraverso "ecological shifts" all’interno dei geni e che quindi possa essere testato mediante la combinazione di scienza dei materiali, osservazioni comportamentali e filogenesi.

I nostri risultati evidenziano i benefici potenziali delle informazioni sulla storia naturale informati e della bioprospezione per scoprire sete, così come altri materiali, nuove e con eccezionali proprietà che possono servire come modelli di biomimetica».

La ricerca è stata finanziata dall’Agenzia per la ricerca della Slovania, dalla National Geographic Society e dalla National Science Foundation (USA), ma fondi addizionali sono arrivati anche del Marie Curie International Reintegration Grant.

I ricercatori sono però convinti che ci sia ancora molto da fare e da indagare: «Mentre la nostra scoperta rappresenta un importante aumento delle prestazioni note della seta di ragno naturale, crediamo sia possibile, e forse anche probabile, che anche le sete di ragno con le migliori prestazioni rimangano da scoprire.

Attualmente sono note sete ragno con un livello di “durezza” di 10 – 520 J/cm3, ma queste rappresentano solo una piccola frazione della diversità filogenetica ed ecologica nota dei ragni».

Inoltre le prove in laboratorio sono state realizzate testando la seta dei ragni con impatti e prede di dimensioni minori di quanto poi si è verificato che accade in natura e probabilmente la tela di un altro ragno, l’Araneus diadematus, potrebbe resistere a tassi di deformazione ancora più alti, mentre la tela del Caerostris darwini contiene probabilmente tipi di seta in grado di sopportare velocità di deformazione incredibilmente elevate e con una resistenza massima ancora più alta di 1000 J/cm3.


Questi risultati aprono vasti orizzonti per lo sviluppo delle fibre biomimetiche.

Un lavoro che ora, utilizzando le tecniche di bio-prospezione applicate in Madagascar, potrebbe concentrarsi sulla qualità desiderata delle fibre biomimetiche di una particolare specie di ragno che ha le prestazioni massime nelle proprietà richieste, piuttosto che imitando semplicemente le proprietà della specie meglio studiata in laboratorio.

I ricercatori sottolineano che «I nostri risultati evidenziano i potenziali vantaggi di utilizzare la conoscenza della biologia del ragno e la bio-prospezione tra le più di 41.000 specie di ragno per scoprire le fibre che presentano performance particolarmente elevate».

da greenreport.it

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